Pubblicato il Settembre 9, 2026
Aiutare un figlio o una figlia a concentrarsi non significa ripetere “stai attento/a” ogni cinque minuti. La concentrazione è una capacità che si allena, come un muscolo, e dipende da fattori concreti (come l’ambiente, la durata delle sessioni e la qualità delle pause) più che dalla sola forza di volontà di un bambino o di una bambina. Capire questi fattori permette di intervenire dove serve davvero, invece di attribuire ogni distrazione alla “poca voglia”.
Quando un bambino o una bambina si distrae durante i compiti, la prima cosa da ricordare è che la concentrazione non è infinita. La sua durata varia in base all’età, al tipo di attività, alla difficoltà del compito e anche al livello di stanchezza. Pretendere un’attenzione costante per un periodo troppo lungo è quindi poco realistico.
Anche l’ambiente ha un ruolo importante. Rumori, televisione accesa, notifiche, giochi sulla scrivania o un telefono a portata di mano sono veri e propri “ladri di attenzione”. Ogni interruzione richiede al cervello uno sforzo per tornare al compito.
Anche studiare per ore senza fermarsi non significa necessariamente essere più concentrati o più impegnati. Quando l’attenzione cala, continuare a insistere può rendere lo studio meno efficace e aumentare frustrazione e stanchezza.
Una distrazione occasionale, inoltre, è del tutto normale. La situazione però cambia quando la difficoltà a concentrarsi è molto frequente, intensa e compare in situazioni diverse, non soltanto durante i compiti.
Una strategia semplice è organizzare lo studio in sessioni brevi, alternandole a pause. Alla primaria si possono sperimentare circa 20 o 25 minuti di attività, mentre alla secondaria si può arrivare indicativamente a 30 o 40 minuti, adattando sempre i tempi alle caratteristiche del singolo bambino o della singola bambina.
Prima di iniziare è utile preparare tutto ciò che serve, dai libri ai quaderni, dalle matite agli eventuali strumenti digitali. In questo modo si evitano continue interruzioni per cercare qualcosa.
Anche gli schermi meritano attenzione. Durante lo studio, il telefono deve essere spento e lontano dalla postazione, e non semplicemente impostato in modalità silenziosa. Anche la sola idea che possa arrivare una notifica, infatti, può diventare una fonte di distrazione.
E durante la pausa? Meglio muoversi. Cinque minuti per alzarsi, bere, fare qualche passo o sgranchirsi possono aiutare a recuperare energie. Trasformare la pausa in un’altra sessione davanti a uno schermo rischia invece di mantenere alta la stimolazione senza favorire un vero recupero dell’attenzione.
Se durante i compiti lo sguardo si perde, si può avere la tentazione di dire subito: “Concentrati!”. Ma un rimprovero generico spesso non aiuta a capire cosa fare concretamente. Meglio una domanda breve, come “Da dove vuoi ripartire?” oppure “Qual è il prossimo esercizio?”.
Anche il controllo continuo può diventare controproducente. Restare costantemente accanto a un figlio o a una figlia, controllando ogni esercizio, ogni pausa e ogni errore, può aumentare la dipendenza dall’adulto invece di favorire l’autonomia.
Per questo possono essere utili piccoli obiettivi visibili. Un timer, una semplice checklist o una sequenza di attività da spuntare permettono di rendere più chiaro ciò che bisogna fare, e aiutano bambini e bambine a sviluppare gradualmente capacità di autoregolazione.
Anche il modo in cui si valorizza l’impegno fa la differenza. Dire “Hai lavorato con attenzione per 20 minuti, anche se era difficile” mette l’accento sul processo. È un messaggio diverso da “Sei bravo perché hai finito tutto”, perché insegna che la concentrazione e la perseveranza sono abilità che possono essere allenate.
Non tutte le difficoltà di concentrazione sono uguali. È utile prestare attenzione quando la distrazione persiste nel tempo, è particolarmente intensa oppure compare in più contesti, per esempio durante lo studio, a scuola e nelle attività quotidiane.
Questo non significa, però, che un genitore debba cercare autonomamente una spiegazione o attribuire un’etichetta al proprio figlio o alla propria figlia. Notare una difficoltà a casa non basta per stabilire la presenza di un disturbo o di una condizione specifica. Quando il problema è persistente, è importante confrontarsi con le figure educative e, se necessario, con professionisti qualificati.
Anche il dialogo con la scuola può essere prezioso. Capire se la difficoltà emerge anche in classe, in quali situazioni e durante quali attività, permette di avere un quadro più completo e di individuare strategie condivise.
Per lo studio quotidiano, inoltre, può essere utile avere un ambiente strutturato, con attività brevi e obiettivi chiari. MyEdu propone contenuti didattici interattivi e percorsi guidati per primaria e secondaria, pensati per accompagnare bambini e ragazzi nello studio e favorire progressivamente metodo, autonomia e motivazione. Alternare spiegazioni, esercizi, quiz e attività interattive può rendere il lavoro meno passivo e sostenere maggiormente il coinvolgimento.
Non esiste una durata uguale per tutti. Come indicazione pratica, alla primaria si possono organizzare sessioni di circa 20 o 25 minuti, mentre alla secondaria si può arrivare indicativamente a 30 o 40 minuti, prevedendo poi una pausa. I tempi vanno comunque adattati all’età, alla difficoltà dell’attività e alle caratteristiche individuali.
È utile creare una postazione ordinata, eliminare le principali fonti di distrazione, preparare prima tutto il materiale necessario e dividere i compiti in obiettivi brevi e facilmente riconoscibili. Anche timer e checklist possono aiutare bambini e ragazzi a sviluppare gradualmente autonomia e autoregolazione.
Sì. Le notifiche e la possibilità di ricevere messaggi possono diventare fonti di distrazione. Durante i compiti è preferibile tenere il telefono spento e lontano dalla postazione, anziché semplicemente impostarlo sul silenzioso.
Una pausa breve di circa 5 minuti può essere sufficiente dopo una sessione di studio, soprattutto se viene utilizzata per muoversi, bere o cambiare posizione. È preferibile evitare di trasformare la pausa in un’altra attività altamente stimolante davanti a uno schermo.
Una normale distrazione non è necessariamente un segnale di un problema. È invece opportuno approfondire quando la difficoltà è persistente, intensa e presente in più contesti. Un confronto con la scuola e, quando necessario, con professionisti qualificati può aiutare a comprendere meglio la situazione.
MyEdu offre un ambiente di studio strutturato con lezioni, esercizi guidati, quiz e attività interattive per primaria e secondaria. L’alternanza tra contenuti diversi può aiutare a rendere lo studio più coinvolgente e a sostenere lo sviluppo di metodo, autonomia e motivazione.
