I social media fanno parte della vita quotidiana dei ragazzi, ma possono rappresentare un rischio da non sottovalutare se non utilizzati con consapevolezza. Questo articolo si pone l’obiettivo di fornire ai genitori una guida con strategie efficaci per educare i propri figli a un uso sicuro e responsabile delle piattaforme online.
Social o non social? Questo è il problema! Un dilemma non da poco per tutti i genitori. Nella società odierna i social fanno parte della vita quotidiana di grandi e piccoli. Dalle app per la comunicazione rapida come WhatsApp, ai social più complessi che consentono di incontrare persone e stringere nuove relazioni, lavorare e comunicare.
Quale è il ruolo dei social media nella vita dei ragazzi?
Noi adulti conviviamo con chat di ogni genere e condividiamo spesso particolari delle nostre vite professionali o private sui social più diffusi: lo facciamo a volte in maniera maldestra, specialmente perché non siamo nati in un’era digitalizzata.
Tutta un’altra storia per i ragazzi e le ragazze delle nuove generazioni, ovvero i nativi digitali, cresciuti e assuefatti alla comunicazione digitale prima, e alla “piazza digitale” subito dopo.
I social media fanno parte delle relazioni con i loro coetanei, in una nuova normalità in cui un messaggio o un post può avere un significato molto più profondo di quanto sembri. In questo contesto, reale e virtuale si intrecciano, e questo può esporre i ragazzi sia a grandi opportunità di socializzazione, che a pericoli da non sottovalutare.
Ma quali sono i principali rischi per i ragazzi sui social?
Secondo svariati studi, i rischi maggiori associati all’utilizzo dei social media da parte dei minori sono:
- aumento del rischio di depressione e ritiro sociale,
- disturbi alimentari,
- cyberbullismo in varie forme,
- problemi psicologici di autostima,
- disturbi del sonno,
- dipendenza,
- ansia,
- problemi legati alla sfera sessuale,
- distorsione della realtà,
- problemi relazionali con familiari e coetanei.
Dipendenza dai social e impatto negativo sulla salute mentale
La “dipendenza da Internet” nell’adolescenza può essere una vera e propria sindrome: riguarda ragazzi e ragazze che non riescono a fare a meno dei social e, privati della rete, provano un forte disagio e una rabbia nei confronti di chi ne ostacola l’utilizzo.
In Italia, secondo una recente indagine di Demoscopika, circa 1,1 milioni di under 35, pari al 10,1% della popolazione giovanile residente in Italia, sono a rischio elevato di dipendenza da social media.
Secondo Save The Children, tra i più giovani cresce il tempo trascorso online: in Italia utilizza internet tutti i giorni il 78,3% degli 11-13enni, il 91,9% degli adolescenti dai 14-17 anni e il 44,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni.
Ulteriori ricerche sottolineano anche come il fenomeno della dipendenza dai social network possa riguardare molti aspetti differenti, come il gioco online (il cosiddetto gambling), lo shopping compulsivo on line o l’utilizzo di siti pornografici. Inoltre, la dipendenza da internet e dai social network è stata ampiamente associata alla sindrome di Hikikomori, che caratterizza coloro che rifiutano la vita sociale, scolastica o lavorativa per un periodo di tempo prolungato, di almeno 6 mesi, e da una mancanza di relazioni intime ad eccezione di quelle con i parenti stretti
Inoltre i social media possono generare insoddisfazione verso il proprio corpo, alimentando lo sviluppo di disturbi alimentari, difficoltà di confronto sociale e bassa autostima: fenomeni diffusi tra ragazze e ragazzi adolescenti.
Privacy e condivisione di informazioni personali
Malgrado i rischi siano ormai noti e sia le famiglie che il sistema scolastico stiano da tempo promuovendo un utilizzo consapevole dei social, ragazze e ragazzi continuano a non fare attenzione alle basilari regole di protezione dei propri dati personali.
In difesa dei giovani si è mossa anche l’Europa, che ha rafforzato la protezione dei dati personali, imponendo ai fornitori di servizi digitali vincoli e obblighi più stringenti.
Cyberbullismo e molestie online
Come abbiamo già visto, molto spesso per i giovani che stanno crescendo a stretto contatto con le tecnologie, la vita online e quella offline si confondono. Gli episodi di bullismo possono anche evolversi nel cyberbullismo, fenomeno in cui le nuove tecnologie vengono utilizzate per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, minacciare, offendere altri utenti, ritenuti più deboli. Secondo una ricerca europea condotta nell’ambito dell'”European Anti-Bullying Project” il 15,9% dei giovani italiani è stato vittima di bullismo, sia online che offline.
Ci sono poi alcuni fenomeni davvero preoccupanti che si sono sviluppati con la diffusione dei social in età adolescenziale. Uno di questi è il grooming: si tratta di una manipolazione psicologica utilizzata da adulti che attraverso i social network o le chat cercano di mettersi in contatto con i minori, creare un rapporto emotivo diretto a fini sessuali: secondo il Telefono Azzurro i casi sono triplicati negli ultimi 3 anni, dal 4,4% al 14,2%.
C’è anche un altro fenomeno emergente, conosciuto come “revenge porn”: riguarda lo scambio e la diffusione di testi, video e immagini anche personali del proprio corpo, o sessualmente esplicite. Il dato della diffusione di questo fenomeno è preoccupante: il 35,9% dei ragazzi conosce una persona che abbia fatto o subito revenge porn. Le conseguenze possono essere gravissime: diminuzione dell’autostima, frustrazione, depressione, abbandono scolastico.
Come educare i ragazzi e le ragazze ad un uso consapevole dei social
Prima di tutto è importante spiegare loro i rischi, impostando delle regole chiare sull’utilizzo dei social network o in generale del web. Ad esempio, concordando dei limiti di tempo giornalieri o settimanali per l’uso dei social network, porre restrizioni all’utilizzo di alcune app o siti web, o regolamentare la condivisione di immagini o informazioni, monitorando le loro attività e non lasciandolo mai soli.
Essere anche un buon esempio rispetto a come noi adulti usiamo i social è fondamentale: siamo comunque un modello per loro.
Dialogare, essere presenti, e magari svolgere insieme attività alternative, è un buon compromesso per gestire la loro necessità di esplorare con quella di essere guidati in un mondo a volte pericoloso.
Per questo motivo, insegnare a riconoscere fake news e contenuti dannosi è fondamentale: per prima cosa perché il senso critico è un fattore imprescindibile per crescere cittadini consapevoli e, in secondo luogo, la capacità di dubitare aiuta ad arginare i rischi che spesso accompagnano la navigazione in rete.
Il monitoraggio
Monitorare l’attività online dei ragazzi non significa spiarli o non fidarsi di loro, ma verificare e proteggerli dai possibili pericoli.
Fortunatamente i genitori non sono soli: esistono ottimi strumenti di controllo già strutturati per parental control, direttamente su molti dispositivi, come pc, tablet e smartphone, o sulle applicazioni e sui social: come ad esempio i nuovi filtri per adolescenti inseriti recentemente su Instagram.
Ovviamente, filtri e impostazioni di sicurezza sono da studiare e utilizzare in funzione delle età di ragazzi e ragazze.
Esistono anche app che possono essere gestite direttamente dai genitori e che forniscono un resoconto dell’attività del figlio/a che mostrano:i siti visitati, il tempo trascorso davanti ai device, le app installate e, in alcuni casi, persino il tracciato GPS dei movimenti.
Ecco le principali disponibili:
- Google Family Link
- Spazio Bimbi Parental Control (Android)
- Qustodio Free (Windows, Mac OS X, Android, iOS, Kindle, Nook)
- KidLogger (Windows, Android, iOS)
Creare un ambiente digitale sicuro e positivo
Risulta quindi fondamentale promuovere un uso bilanciato tra social e vita reale, creando la percezione di una vera differenza tra questi due mondi.
Per questo è importante dialogare apertamente su ciò che si vede online in modo da depotenziarne gli effetti.
I social media hanno rivoluzionato le nostre vite, offrendo grandi opportunità ma anche potenziali rischi, trasformandosi talvolta in un’arma a doppio taglio.
Come sempre la tecnologia va studiata, interpretata e utilizzata, senza farsi passivamente influenzare dai fenomeni digitali.
La consapevolezza e la trasparenza devono aiutarci a trasmettere valori e limiti: lo sviluppo di un senso critico sempre più vivace e attento supporterà le nuove generazioni anche nella sfida della gestione di informazioni e social media impattati dall’avvento rivoluzionario dell’intelligenza artificiale.
Siamo pronti!
LEGGI ANCHE >>> Neuroscienze e benessere psicologico degli studenti nell’era digitale